Fondazione Scienza e Tecnica

La mostra “Pugno di ferro – Guanto di Velluto” dell’artista salvadoregna Roxana Castro, in corso a Fiesole (Sala Costantini), comprende anche alcuni pezzi esposti alla Fondazione Scienza e Tecnica di Firenze (oraio 9/15). Qui, venerdì 19 ottobre, alle ore 16, in occasione dell’evento conclusivo della mostra, alle tre opere dell’autrice verrà affiancata un’esposizione di reperti, modelli naturalistici e volumi del Museo della Fondazione Scienza e Tecnica che richiamano le ricchezze naturali e produttive di El Salvador, come omaggio a Roxana Castro e al suo Paese d’origine.

“PUGNO DI FERRO – GUANTO DI VELLUTO è il risultato di dieci anni di sperimentazione con materiali diversi, di ricerca storico-scientifica, di tentativi ed errori, per scoprire e mettere a punto un proprio stile e una propria tecnica artistica – afferma Roxana Castro -. Mi ci sono voluti tre anni per sviluppare i 10 pezzi che compongono la serie oggi in mostra a Firenze e Fiesole, tre anni durante i quali il sostegno della mia famiglia è stato fondamentale. Questa serie si ispira ed è dedicata a mia nonna Carmen Abrego, e a tutte le valorose, belle e brillanti donne della mia famiglia che mi hanno formato con il loro esempio, ispirato ed infuso l’infinito amore che sento per il mio Paese”.

Roxana Castro lavora le lamine di ferro galvanizzato attraverso un lungo processo di fabbricazione e da innumerevoli passaggi di mano, partendo dalla lamiera, materiale di fattura anonima che può essere acquistato in stabilimenti specializzati, come merce utilizzata in campo edilizio.

Queste lastre di metallo sono passate inosservate a tanti artisti: Roxana lavora l’acciaio sottoponendolo a processi chimici prodotti dall’impiego di zinco, alte temperature e ossigeno.

Nelle sue ricerche tecnico-artistiche, Roxana si è imbattuta in questo materiale durante lo studio della storia di El Salvador. Ha scoperto che il 7 giugno del 1971 (giorno di Corpus Christi) tre grandi terremoti distrussero diverse città in El Salvador provocando la morte di 1050 persone. Andarono distrutte 7000 case sulle 9000 che allora contava la capitale di San Salvador: fu il 46° terremoto nella storia del paese. I materiali da costruzione dell’epoca non resistettero alle sollecitazioni: le abitazioni erano infatti costruite per lo più in mattoni “crudi”, terra, calce e con rinforzi di legno. Da allora la classe dirigenziale iniziò a impiegare materiali diversi, come legni pregiati e lastre di metallo decorate, specifiche per l’edilizia, importate via nave dall’Europa, realizzando costruzioni con stili architettonici diversi derivati dalle culture straniere, come il neoclassico, il neobizantino, il neorinascimentale e il neobarocco.

Con il susseguirsi degli anni e con i nuovi sviluppi nell’industria della costruzione, l’impiego delle lamine cambiò radicalmente, diventando sempre più usuale nelle classi più umili, che cominciarono a usare il metallo per delimitare il proprio territorio o per costruire le proprie abitazioni. Le lamine persero la qualità e la raffinatezza dei disegni, tipiche del periodo precedente, divenendo semplici lastre lisce o ondulate e andando a costituire un materiale povero, di largo impiego anche nei casi di costruzione delle case provvisorie per le vittime dei fenomeni naturali. Le case in lamiera che talora si trasformano, con il tempo, in definitive, confermano, come dice Roxana, che “l’utilizzo della lamina si associa immediatamente alla miseria, alla povertà, all’emarginazione sociale”.

Roxana si dedica a cambiare questo materiale per mezzo dell’azione artistica. Lo trasforma in scialli, in broccati, in colletti, in tovaglie, in corsetti, impreziosendoli con arabeschi e trapunte: l’artista sottopone la lamina galvanizzata all’azione degli acidi, le trafora, le taglia, le cuce con filo metallico le plasma con le proprie mani e con il suo intelletto, trasformandole in curiose, inusuali splendide e magnifiche sculture.

Come se stesse elaborando delicati indumenti, Roxana taglia queste lamine, con amorevole precisione, le incide come un merletto, le taglia come un vestito, le trafora e aggiunge elementi estetici tradizionalmente legati alla cultura salvadoregna, simboli distintivi di una certa posizione sociale.

Con materiali così insoliti nel mondo salvadoregno dell’arte, ma comuni negli strati più bassi della popolazione, Roxana Castro si esprime, rimanendo lontana dal discorso propagandistico.